Cagliari Città Capitale a Barcellona – seconda giornata

Cagliari Città Capitale a Barcellona – seconda giornata

Di Antonio Muscas – Alessia Etzi

SECONDA GIORNATA

Nella sede dell’Università di Barcellona, i lavori iniziano alle 9,00 con un incontro plenario di apertura intitolato “Municipalismo e femminizzazione della politica”. Nel primo intervento, Gerardo Pisarello, vicesindaco di Barcellona, sottolinea come la femminizzazione della politica sia il modo in cui si può interpretare la trasformazione sociale partendo da un altro punto di vista. Seguono gli interventi di componenti della classe dirigente di Barcellona en Comú, attualmente impegnati nella politica municipale, Laura Pérez Castaño, Consigliera per il Femminismo e LGBTI, Marcelo Expósito e Susanna Segovia, dirigenti di Barcelona en Comú. Sottolineano l’importanza della femminizzazione della politica e delle azioni per favorire l’accesso delle donne nelle istituzioni. Parlano di problemi concreti, quali, la conciliazione dei tempi di vita e di impegno politico e delle azioni utili a rimuovere i tanti ostacoli, del valore della maternità, e dell’intervento delle donne nella trasformazione sociale, in un’ottica di valorizzazione ed amplificazione delle opportunità. Di ribellione al sistema, di politiche audaci, in un mondo in cui la paura esiste e limita le scelte coraggiose. Il loro concetto di Politica Democratica è uno spazio in cui vengono banditi e condannati da un tribunale popolare, conscio e consapevole, i crimini contro l’umanità, tutta, un luogo di protezione e difesa dei diritti, attraverso la femminizzazione della politica, il municipalismo transnazionale e il sovranismo locale quale strumento di contrasto al capitalismo che uccide i beni comuni.

Dalle 10,00 cominciano i tanti ed interessanti laboratori.

Ne seguiamo due. Il primo, chiamato “Social Network”, verte sull’importanza della rete e dei social (Facebook, twitter, telegram, ecc) e sul loro efficace utilizzo ai fini di una comunicazione e un potenziamento dei messaggi da diffondere nelle campagne elettorali e/o di sensibilizzazione. Stiamo insieme a donne e uomini provenienti da tutto il mondo: Belgio, Gambia, Libano, Stati Uniti, Germania, Inghilterra, Brasile, ecc.

Il laboratorio è molto interessante. È ribadita da tutti i partecipanti l’importanza di raggiungere la maggior parte delle persone con i social network in maniera efficace, senza però abbandonare il contatto diretto.

Il secondo laboratorio a cui decidiamo di partecipare, inizia alle 12,00, è intitolato “Organizzazione di una piattaforma municipale: struttura e partecipazione”, incentrato su struttura organizzativa, informazione, comunicazione e partecipazione dei cittadini e dei movimenti sociali alla vita politica. Intervengono per raccontare le loro esperienze: Yolanda Sánchez, componente di Barcelona en Comú, Emine Özmnen, Vicecapo del Partito Democratico delle regioni del Kurdistan, Adriana Manzoni, del movimento “Massa Critica” di Napoli e Kali Akuno, fondatore di una cooperativa di lavoratori di Jackson nel Mississippi.

La giornata si conclude con una plenaria intitolata “ Democrazia dal basso: municipalismo e altre storie”.

Interessanti e, a tratti emozionanti, gli interventi che si sono susseguiti: Gala Pin, Consigliera per la Partecipazione di Barcellona, Joan Subirats, Professore di scienze politiche presso l’Università Autonoma di Barcellona, Sinam Mohamad, Ambasciatrice del Rojava (Siria del Nord), Ritchie Torres, Consigliere capo della città di Newyork, Debbie Bookchin, giornalista e scrittore, Iago Martínez, Capo di Gabinetto del Sindaco della città galiziana de La Coruña, Chloe Eudaly, consigliera nel Consiglio cittadino di Portland.

È ancora possibile oggi la rivoluzione? Sì. A cominciare dai luoghi più difficili, quando le differenze si mettono insieme per collaborare ad un progetto di pace e prosperità. È un esempio il Rojava, nel Kurdistan Siriano, dove, dopo decenni di oppressione, di educazione all’odio etnico e religioso, in una società patriarcale e gerarchica, da qualche anno si sperimenta con successo il Federalismo Democratico. Uomini e donne, cristiani e musulmani, arabi e curdi, assieme, portano avanti un progetto di convivenza, collaborazione e costruzione pacifica, nonostante la guerra e la costante minaccia dell’Isis che ancora oggi controlla aree importanti del territorio kurdo. Sono 130 le municipalità nel Rojava, in cui il federalismo democratico è una realtà e, a rappresentare e amministrare le comunità, ci sono sempre una donna e un uomo. È stato incoraggiante, e allo stesso tempo commovente, ascoltare le parole di Sinam Mohamad. Parole ricche di speranza e di coraggio le sue, un invito alla disobbedienza contro i governi espressione del peggior capitalismo. Il suo discorso accorato, un inno alla pace e alla valorizzazione della persona, a prescindere dalla sua natura e dalle preferenze religiose e sessuali, non poteva che concludersi con un infinito applauso e gli occhi bagnati dalle lacrime. Cambiare si può e si deve. Perché una società in cui si accettano le discriminazioni è destinata al fallimento, ed è dovere di ognuno di noi contribuire a rimuovere ogni forma di diseguaglianza, praticare la democrazia, combattere contro i soprusi, riguardino essi la nostra persona o chiunque altro, vicino o lontano.

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