Programma Politico Amministrativo – Cagliari 2016

CAGLIARI CITTA’ CAPITALE

Programma politico amministrativo

Premessa

Cagliari Città Capitale è una coalizione civica, indipendentista ed ambientalista che si ispira all’autodeterminazione, alla sostenibilità ed alla partecipazione. Alle elezioni comunali di Cagliari si presenta con quattro liste: Cagliari Capitale, ProgReS, Quartieri di Cagliari – Insieme per Pirri e Verdi. La coalizione rifiuta la funzione di capoluogo di una provincia marginale che lo Stato italiano storicamente le ha attribuito, rivendicando il ruolo di capitale della Sardegna.

Il programma politico e amministrativo rappresenta un punto di partenza nella costruzione di un complessivo progetto di governo della Sardegna, che denomiamo Agenda 2019. L’obiettivo è dare vita ad una ampia aggregazione che si proponga per il governo della Sardegna alle prossime elezioni regionali, in alternativa al centralismo dei blocchi del bipolarismo italiano. In tal modo anche i sardi potranno raggiungere gli obiettivi di autogoverno conquistati negli ultimi anni da scozzesi, catalani e corsi.

Cagliari, anche nella sua dimensione ed espressione istituzionale metropolitana, deve porsi alla guida, prima di tutto morale, dell’intera Isola, guadagnandosi sul campo la qualità di “Capitale della Sardegna”. All’autoritarismo che contraddistingue la costituzione dell’Area metropolitana, opponiamo l’elezione diretta del Sindaco dell’Area metropolitana. La democrazia va allargata.

Rivendichiamo un ruolo di primo piano della città nelle politiche per la pace, e lavoriamo ad una immediata azione per Cagliari città denuclearizzata

Il programma è per punti, tenendo conto di proposte presentate cinque anni fa che non hanno avuto attuazione, nel caso del programma della coalizione vincente, al 95%.

Il programma di CCC è continuamente in evoluzione. A chi lo legge chiediamo di sostenerci, di farlo conoscere e di contribuire a realizzarlo e ad integrarlo.

Il Comune

Cagliari, a confronto con le città italiane, risulta avere: un’alta spesa corrente pro-capite; tributi locali alti; entrate extra-tributarie basse. I vincoli derivanti dalle nuove regole finanziarie statali che impediscono la spendita di ingenti risorse con le quali si potrebbero creare nuovi posti di lavoro e/o diminuire drasticamente le tasse a carico dei cittadini sono da combattere. Di fronte ad una situazione tanto penalizzante, il comune di Cagliari si è distinto per acquiescenza alle politiche statali.

L’utilizzo dei fondi comunitari ha peccato di mancanza di progettualità, idee e competenze che avrebbero permesso, qualora attivate, di creare occasioni di sviluppo per la nostra comunità. Vi sono alcune risorse, per esempio quelle del PON (Programma Operativo Nazionale) Area Metropolitane, PO FESR (Programma Operativo Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) e PO FSE (Programma Operativo Fondo Sociale Europeo), che in ogni caso sarebbero stati destinati al comune di Cagliari.

Cagliari Città Capitale attiverà la partecipazione di altri soggetti pubblici e privati già ne la fase di progettazione, raccogliendo competenze esistenti in città.

Con l’amministrazione Zedda si sono verificati passi indietro riguardo all’efficienza e trasparenza della pubblica amministrazione. In alcuni settori si ha una burocratizzazione esasperata, che assicura nicchie di potere a funzionari e dirigenti a danno dei cittadini. Sarà necessario attivare buone pratiche anche prendendo spunto da esperienze maturate presso comuni italiani ed europei più efficienti e sensibili.

Non vi è interoperabilità tra le banche dati del Comune. In due anni attiveremo un data wharehouse, e nel primo anno riformeremo la comunicazione istituzionale. Questo fa parte di un generale progetto di efficientamento dell’amministrazione, che comprende anche una valutazione dei risultati raggiunti dall’Avvocatura comunale. Imposteremo un piano delle assunzioni completamente diverso rispetto a quanto realizzato: non sono entrate in comune le professionalità di cui la città ha bisogno, e non si sono attivati proficui percorsi di valorizzazione delle professionalità esistenti. I lavoratori comunali devono poter crescere all’interno della struttura. Cureremo i rapporti sindacali in modo diverso rispetto al passato. Rifiutiamo sia il collateralismo che la ricerca della divisione sindacale.

Le società partecipate e controllate dal comune, e gli enti che insistono nel Comune di Cagliari, devono cambiare passo. In tutte le aree urbane le società partecipate e controllate dall’ente pubblico sono centrali per la rinascita economica e per la fornitura di servizi di qualità.

Partecipazione

Siamo per la concreta partecipazione dei cittadini. Siamo per istituire spazi e ruoli di effettivo confronto attraverso consulte di quartiere, rappresentative delle esperienze associative, del mondo studentesco, del volontariato e dei cittadini che lavorano per il territorio, per le quali devono essere messe a disposizione a costi ridotti strutture in disuso. Avvieremo una ampia discussione sugli istituti di partecipazione ed entro un anno approveremo il regolamento, per avere istituti di partecipazione funzionanti entro il 2018

Lavoro e sviluppo locale

Cagliari soffre, come tutta la Sardegna, il dramma della disoccupazione, soprattutto giovanile e femminile. I dati sui senza lavoro si sono aggravati durante i cinque anni dell’amministrazione Zedda. I dati (falsi) sbandierati dal presidente del consiglio Renzi non riguardano né la Sardegna né la città di Cagliari, dove la crisi morde ed i giovani
continuano ad emigrare. Cagliari si deve porre i seguenti obiettivi:

  1. Sviluppo locale, valorizzazione delle nostre culture e vocazioni produttive;
  2. Promozione di nuovi bacini occupazionali, innovazione tecnologia, cultura, ambiente e socialità;
  3. Internazionalizzazione, protagonismo nella costruzione di relazioni mediterranee;
  4. Riforma dei contributi de minimis e del microcredito del Comune di Cagliari;
  5. Attivare le zone franche urbane e la zona franca al Porto Canale;
  6. Riforma del CACIP;
  7. Piano strategico sull’economia del mare;
  8. Cagliari distretto tecnologico,
  9. Vere politiche turistiche: formazione, professionalizzazione, diversificazione;
  10. Distretti commerciali;
  11. Continuare nel sostegno all’industria del cinema;
  12. Un dialogo continuo col mondo della produzione e dell’impresa;
  13. Riforma dei cantieri comunali, parte della riforma delle politiche attive del lavoro

Il comune deve contribuire a creare micro imprese. Il piccolo commercio è stato per anni una risorsa strategiche della città. Negli ultimi anni si è avuta una crisi devastante che non si è riusciti a contrastare, se non in minima parte. In questi cinque anni sono stati autorizzati nuovi centri commerciali. Ci batteremo perché vengano adottate misure correttive soprattutto sotto forma di sgravi fiscali e di promozione del micro-credito.

Il principio per cui “il comune non può creare lavoro” ha scartato ogni politica capace di creare ricchezza e precondizioni per nuovi posti di lavoro, giustificando il disinteresse dell’amministrazione per il destino economico della città. Dobbiamo utilizzare tutte le potenzialità, dalla pesca alle nuove tecnologie. La capacità e l’iniziativa individuale e collettiva hanno bisogno di meno burocrazia e più strumenti attivi.

Per esempio, Cagliari ha un vantaggio comparato nelle nuove tecnologie e nell’informatica. Lo deve utilizzare al meglio, ed il Comune deve fare azioni concrete per accompagnare questo settore a crescere sempre più. Il potenziamento della fibra, la ricerca di spazi adatti ad imprese del settore, un nuovo interesse dell’Università per queste materie, e veri trasporti aerei in continuità territoriale sono le priorità.

Cagliari Città Capitale si è fatta protagonista, in questi anni, di proposte concrete contro il lavoro nero, lo sfruttamento ed il ricatto dei sub-appalti. Esse sono prioritarie nella nostra azione.

Il commercio

L’eccessiva presenza di centri commerciali nell’area metropolitana preoccupa per l’impatto negativo sulle sorti del piccolo commercio e le ripercussioni per le aree urbane, nonché per i centri storici. Ragioniamo in termini di città metropolitana e dunque non è indifferente che si aprano centri commerciali a Elmas (ex acciaierie), Selargius (Bricoman) e Sestu. Per non parlare poi dell’idea di costruire un area commerciale di circa 15 mila metri attorno allo stadio Sant’Elia, senza dimenticare via dei Tigli a Pirri.

Il consiglio metropolitano e la giunta devono decidere se investire nei negozi di vicinato o nella grande distribuzione. Cagliari città Capitale ha più volte ribadito il suo no a nuovi centri commerciali. Non si crea vera occupazione ma precariato: gli utili conseguiti prendono la via delle sedi legali di appartenenza. È arrivato il tempo di invertire la rotta e scommettere sul piccolo commercio, quello che tempo fa animava la nostra città.

L’obiettivo è la redazione di un piano di settore del commercio che ragioni in termini di marketing urbano distrettuale. Se si vogliono “canalizzare i croceristi” verso la via Garibaldi ed il centro storico è opportuno rivedere l’offerta che si offre ai turisti, magari più interessati ad attività artigianali e negozi storici piuttosto che ad outlet. Un fronte importante è l’auto imprenditorialità: è prioritario abbreviare i tempi di erogazione delle agevolazioni a favore di nuove imprese, e istituire incubatori di impresa capaci di guidare i neo-imprenditori nella fase di start-up.

L’Ente Fiera attraversa un momento di crisi, ma siamo convinti che la fiera non debba chiudere. Deve essere ripensata con una adeguata governance, un nuovo management che sappia aprirsi ai mercati di paesi quali il Nord Africa, che sappia attrarre visitatori non locali, che sappia far conoscere i nostri prodotti dell’agroalimentare nei mercati esteri. Pensiamo al mare, collegato alla Fiera, come risorsa capace di creare sviluppo e occupazione.

Investire sul mare vuol dire puntare soprattutto sul porto, istituendo tra l’altro il punto Franco doganale, previsto dall’articolo 12 del nostro Statuto Regionale.

Il bilancio

In questi cinque anni di amministrazione c’è stata una gestione ragionieristica del bilancio: nessuna attenzione alle possibilità di risparmio e assenza totale di azione strategica. La lotta alla grande e piccola evasione fiscale e all’elusione non c’è stata. Noi vogliamo:

  • Usare il bilancio per raggiungere chiari obiettivi politici;
  • Un bilancio partecipato, dove siano chiari e condivisi gli obiettivi e le strategie;
  • Innovare ed operare su ogni capitolo di bilancio, per ottenere tutti i risparmi possibili, con l’obiettivo di un abbassamento progressivo dei tributi comunali.

 

Politiche abitative

Negli ultimi anni il numero dei residenti è diminuito. Tra le cause dello spopolamento vi è il costo delle abitazioni, nonostante siano calate le quotazioni degli immobili, soprattutto per l’impossibilità da parte dei giovani di acquistare.

Permangono migliaia di alloggi sfitti, con difficoltà da parte dei proprietari di renderli disponibili in quanto è frequente l’impossibilità di corrispondere un canone da parte di ceti popolari con fonti di reddito molto esigue.

A Cagliari più di 900 famiglie sono in graduatoria per usufruire di abitazioni ERP (Edilizia Residenziale Pubblica). La nostra proposta comprende 500 nuove case in 5 anni, per famiglie e single con esigenze diverse, ed azzeramento delle graduatorie ERP in dieci anni.

Le proposte sono:

  • AREA (Agenzia regionale edilizia abitativa) ha in cassa decine di milioni di euro per Cagliari, che non utilizza. AREA negli ultimi anni non si è interessata di Cagliari: bisogna costringerla. Prioritario è il piano di riqualificazione di S. Elia, bloccato per ragioni tecniche.
  • L’autorecupero permette di recuperare a basso costo il patrimonio pubblico inutilizzato e di trasformarlo in abitazioni popolari, grazie all’auto-lavoro degli stessi aspiranti futuri abitanti, tendenzialmente organizzati in cooperative;
  • Alcune aree della città potrebbero essere riqualificate, chiamando il sistema cooperativo e quello privato, con progetti che partano dal miglioramento di aree già urbanizzate ma poco utilizzate, e diano case a chi non l’ha. Si parta con un progetto pilota, e poi proseguire con un piano generale parallelo al PUC (Piano Urbanistico Comunale);
  • Il Comune si doti di un’agenzia di intermediazione tra domanda e offerta privata. Si tratta di costruire un’agenzia comunale sul modello della torinese Lo.ca.re. L’agenzia tiene un registro di aspiranti locatori e locatari, e questi ultimi devono essere persone che si trovano senza casa per scaduta locazione precedente o che abitino in alloggi inadeguati per caratteristiche di spazio o di salubrità;
  • Lo stato italiano ha investito risorse in un fondo per le morosità incolpevoli, da destinare a coloro che, a causa della crisi economica, non riescono più a pagare l’affitto. Il comune di Cagliari, come quasi tutti i comuni d’Italia, non ne ha tenuto conto. Ci sono poi altri interventi simili, che potrebbero essere utilizzati;
  • Bisogna far partire subito i progetti già esistenti, alcuni molto vecchi: via Rossini, via Flumentepido, contratto di quartiere di Mulinu Becciu;
  • Rinnovare la regolamentazione in materia;
  • Intervenire sull’emergenza: case parcheggio, bambini senza acqua (50 litri d’acqua a persona al giorno).

 

Patrimonio pubblico

Il patrimonio pubblico inutilizzato a Cagliari è ingente. Con un piano complessivo, ed una forte volontà, può essere utilizzato a fini economici, sociali ed abitativi. Bisogna coinvolgere i privati, e programmare un intervento pubblico. Ci sono stabilimenti balneari riservati solamente ad alcune categorie di persone. Non è più accettabile che sia così. Bisogna diminuire il volume del cemento in spiaggia, e rendere ciò che è stato costruito in spiaggia a tutti i cittadini. Cagliari Città Capitale chiede l’utilizzo pubblico degli stabilimenti militari del Poetto, così da creare posti di lavoro, migliorare il benessere dei cittadini e rispettare maggiormente l’ambiente

Urbanistica ed edilizia privata

Per Cagliari Città Capitale l’obiettivo prioritario è quello di dotare Cagliari di uno strumento urbanistico, il PUC (Piano Urbanistico Comunale), adeguato al PPR (Piano Paesaggistico Regionale) che è stato approvato nel 2006. I comuni avevano due anni di tempo per adeguare il proprio strumento al PPR ma sono passati dieci anni e né la giunta Floris prima, né la giunta Zedda si sono attenuti a questa disposizione.

Il PPCS (Piano Particolareggiato del Centro Storico) non semplificherà le attività dei privati, ed in alcune parti importanti ancora non è operativo.

La giunta Zedda ha di fatto operato con uno strumento obsoleto i cui indirizzi politico-programmatici risalgono al 1996 con la giunta Delogu di centrodestra, che ha operato scelte urbanistiche discutibili. Pensiamo per esempio alla zona di espansione “Su Stangioni”, che è stato individuata nel PUC e che è quindi diventata edificabile. Il sindaco Zedda e la sua giunta si sono sempre dichiarati contrari alla sua edificazione. Anche noi siamo contrari all'edificazione, sia per l’eccessivo consumo di suolo, che nello specifico, per l’elevato rischio idro-geologico. I proprietari di quei terreni però, a prescindere dalle loro velleità edificatorie, stanno pagando l’IMU per un terreno edificabile che edificato non potrà mai essere. Pensiamo alle zone BS3* che sono state introdotte nel Piano e che rappresentano aree per standard di servizi pubblici che sono diventate edificabili con l’obbligo per i privati di realizzare i servizi.

Non siamo contrari alla concertazione ma in questi casi specifici si è fatta una scelta che privilegia i privati e non la collettività. Le innumerevoli varianti al PUC introdotte dalla giunta Zedda hanno, da una parte, aggirato l’adeguamento al PPR, e, dall’altra, realizzato soluzioni tampone di singoli episodi che evidenziano una totale mancanza di visione complessiva della città senza nessun disegno del suo sviluppo.

Cagliari Città Capitale nei primi sei mesi dall’elezione vuole intraprendere lo studio di un Piano che abbia alla base il riequilibrio tra il centro e le periferie, attraverso la riqualificazione dei diversi quartieri urbani, soprattutto di quelli costruiti nella seconda metà del secolo scorso, caratterizzati dalla presenza di interventi di edilizia residenziale pubblica che evidenziano situazioni di grande degrado. Il principio da seguire è “volume zero”.

Abbiamo bisogno di un riequilibrio degli insediamenti per un’effettiva e concreta soluzione delle diseguaglianze e delle sperequazioni fra centralità e marginalità, tra il centro e le periferie.

Cagliari ha bisogno di una pianificazione dell’intera città che parta dalla valorizzazione delle risorse esistenti, che devono diventare beni collettivi da cui partire per affrontare il problema del governo del territorio.

Per Cagliari Città Capitale gli indicatori di benessere sono la solidarietà e la coesione sociale, l’efficienza pubblica, l’inclusione e la multietnicità, la tutela dei paesaggi e dell’ambiente, la fine del consumo di suolo, la riconversione ecologica degli ambienti urbani.

Bisogna superare l’idea di un piano statico, che dopo un iter di anni, possa durare per un decennio o un ventennio con una suddivisione in zone rigidamente determinate e con un concetto vincolistico di norme e standard, senza valutare la compatibilità di una attività e le sue ricadute. Sarebbe molto più utile avere una mappa delle fragilità di una zona, di un quartiere, piuttosto che sole prescrizioni e vincoli.

Vogliamo elaborare uno strumento urbanistico per un progetto di città e un progetto di cittadinanza, che partendo dai bisogni e dai conflitti dei cittadini e delle cittadine, dia risposte coerenti in termini di servizi urbani, di mobilità, di difesa dei suoli, di sicurezza dei propri cittadini per una città verde, solidale ed accogliente, inclusiva ed attrattiva. E’ indispensabile la partecipazione attiva di tutti i cittadini per costruire insieme la città di oggi, capace di migliorare le condizioni di convivenza attraverso un processo di informazione e di crescita attiva.

I cittadini devono costituirsi in movimenti, comitati di quartiere e associazione per poter realizzare la democrazia partecipata, per potersi confrontare anche in posizione antagonista con le istituzioni e per cercare insieme le soluzioni per il miglior esito dello sviluppo sociale.

Il recupero e la riqualificazione non possono prescindere da una più generale politica di rigenerazione, ossia un processo coordinato che investe l’edilizia, le infrastrutture, l’organizzazione della mobilità e delle reti tecnologiche, la difesa della copertura vegetale, la salvaguardia dei suoli e delle acque, la conservazione e la creazione di nuovi paesaggi.

La rigenerazione urbana deve essere quindi intesa come un progetto collettivo, un patto sociale nel quale ridefinire i ruoli di tutti gli operatori, sia pubblici che privati, per definire il futuro di Cagliari nella quale vorremo vivere.

La rigenerazione urbana non deve limitarsi a qualche intervento spot che porta a soluzioni parziali e con scarso sviluppo, la rigenerazione urbana consiste nel recupero, la rigenerazione di aree degradate, di aree dismesse e la loro trasformazione in un processo complessivo virtuoso per la valorizzazione dei beni e del patrimonio edilizio all’interno di una visione unitaria della città senza ulteriore consumo di territorio.

Vogliamo definire un progetto che rimuova tutte le barriere e le disabilità sia fisiche, che sociali, culturali ed economiche e che avvicini le istituzioni ai cittadini in modo che le difficoltà di alcuni divengano un problema di tutti. Alcune situazioni non possono trovare soluzione in un piano comunale ma trovano la loro pianificazione in un progetto strategico dell’area metropolitana, che permette di avere dei limiti amministrativi non stabili per la definizione di progetti relativi alle infrastrutture, all’ambiente, alle reti tecnologiche alla mobilità.

Riconoscere e difendere il proprio linguaggio, riscrivere la propria storia, reinventare i propri spazi sono le componenti del progetto di Cagliari Città Capitale, di una città che elabora il proprio futuro in termini di sostenibilità e democrazia, tecnologia e ambiente, bellezza ed equità.

Vogliamo capovolgere l’impostazione che la pubblica amministrazione ha nel settore dell’edilizia privata. Introdurre continuamente norme ed interpretazioni ha portato allo stallo del settore. Il servizio edilizia privata non ha migliorato la propria efficacia in questi anni. Il processo di reingegnerizzazione e di riorganizzazione non dà i risultati sperati. Non si è prestata la dovuta attenzione al servizio, che è strategico per migliaia di famiglie ed operatori.

Mobilità

È il settore nel quale la giunta ha realizzato alcune cose previste nel suo programma. Tra queste, un giudizio positivo va dato alla realizzazione di una prima rete di piste ciclabili, attuate con il contributo dell’Unione Europea. Positivo anche il giudizio sulla realizzazione di alcune rotatorie, senza dimenticare che le più importanti sono ancora da attuare, come la rotatoria che consentirebbe l’ingresso diretto al quartiere di La Palma dall’asse mediano di scorrimento. Sono ancora interrotti i lavori dello svincolo al termine di Viale Sant’Avendrace, con i disagi conseguenti. Risulta indietro la realizzazione dello svincolo di Via Cadello. Le nostre priorità sono:

  • Rinnovare ed approvare il nuovo PUM (Piano Urbano della Mobilità) entro due anni;
  • Rivisitazione strategica del sistema di linee del CTM (Consorzio Trasporti e Mobilità);
  • Rivisitazione strategica dei soci e delle modalità di governo del CTM;
  • Discussione partecipata sugli adeguamenti funzionali delle ZTL (Zona a Traffico Limitato) e le ZP (Zone pedonali) esistenti, ed eventuale programmazione di nuovi interventi;
  • Rivisitare le modalità di utilizzo del parcheggio di viale Regina Elena e degli altri parcheggi;
  • Autobus notturni;
  • Snellimento e velocizzazione dei lavori della metropolitana;
  • Messa in rete e sistematizzazione dei chilometri di piste ciclabili presenti;
  • Continuazione delle politiche per una diversa mobilità: piste ciclabili, bike to school, bike to work, car sharing, scooter sharing.

Cagliari e la Sardegna sono al centro del Mediterraneo, ma sono isolate. Non è normale. La colpa sta nelle scelte fatte negli ultimi venti anni. Il Sindaco dell’area metropolitana deve occuparsi del diritto alla mobilità, altrimenti chi lavora e chi può investire non verrà mai nella capitale. Le soluzioni ci sono, e sono state attuate in tante città europee.

Politiche sociali

A fronte di una crescita continua dei bisogni, l’intervento del comune appare inadeguato, perché in questi anni non si è innovato. La situazione è gestita con l’apporto determinante delle organizzazioni di volontariato laiche e religiose. Gli interventi qualificanti sono:

  • Entro un anno approvazione del regolamento generale sui servizi sociali;
  • Politiche sociali di comunità;
  • Riorganizzazione complessiva della macchina comunale del settore;
  • Nuovi rapporti con le altre istituzioni attive nel settore;
  • Stati generali del volontariato in città entro un anno;
  • Sedi alle associazioni;
  • Raddoppio degli asili nido comunali in cinque anni;
  • Nuovo sistema di controllo sulle strutture sovvenzionate dal Comune;
  • Discussione strategica con la Regione e con lo Stato sugli asili nido, per imporre nuovi principi

Politiche dell’accoglienza e immigrazione

Nella consiliatura 2011-2016 si è costituita la consulta degli immigrati. La consulta ha avuto difficoltà ad esercitare il ruolo che le compete.

Cagliari ha, in alcuni quartieri, una percentuale di immigrati discreta. L’incremento delle seconde generazioni, cioè di coloro che nascono nella nostra città, impone un’azione volta a incrementare politiche di interazione affinché le diverse comunità inizino a dialogare tra loro e costituire comunità che si sentano parte attiva della città. Esiste una vasta rete di associazioni impegnate nel settore ed è importante che il comune metta in campo un’azione sinergica con le stesse. Deve essere affrontato il problema dei luoghi di culto ad oggi dimenticati. Non possiamo pensare di ignorare il problema, quanto accade ogni venerdì in via del Collegio è inaccettabile. Cagliari deve diventare un luogo di dialogo e confronto tra le diverse culture.

Esiste infine il problema degli sbarchi: è fondamentale che venga attivato un albo di mediatori culturali, da utilizzare per meglio comprendere le esigenze di chi, dopo lunghe fatiche, approda nella nostra città, cosi come non è pensabile che il Comune di Cagliari non partecipi ai progetti SPRAR.

Scuola, università, cultura e arte

L’apporto della scuola è stato determinante per la crescita sociale di alcuni quartieri di Cagliari (si pensi ad esempio al CEP). Al contrario in altre zone, come Sant’Elia, si sono determinate carenze sempre più gravi relative sia alle strutture che sui servizi necessari per la popolazione scolastica.

Gli interventi sulla dispersione scolastica devono avere una programmazione triennale, e devono ancora di più essere integrati con altre attività.

L’abolizione delle province ha portato ad un risparmio per lo Stato italiano, ma anche alla drammatica crisi di alcuni servizi essenziali come la manutenzione degli edifici scolastici. È necessario agire con immediatezza ed efficacia, coadiuvando anche le battaglie degli insegnanti precari.

Cagliari Città Capitale è stata protagonista di un dibattito consiliare sull’Università, dove per la prima volta il Rettore ha parlato di fronte al consiglio comunale. Dagli impegni là presi, e quasi tutti rimasti disattesi, vogliamo ripartire.

Il settore culturale ha assoluta necessità di una politica organica che ne favorisca lo sviluppo, riconoscendolo come risorsa strategica. Proponiamo la realizzazione di un centro di produzione cinematografica e audiovisiva e sosteniamo con forza la semplificazione di assurde procedure burocratiche introdotte dai regolamenti comunali.

Cagliari capitale europea della cultura è fallita perché non era presente un progetto culturale complessivo, che San Sebastian (Paesi Baschi) e Leeuwarden (Frisia), entrambe capitali di popoli senza stato, entrambe capitali europee della cultura, hanno dimostrato di avere.

Bisogna far vivere il paradigma della cultura come bene comune, con un progetto culturale incentrato su Cagliari città sarda e città del Mediterraneo. Rinnoveremo la gestione degli spazi, ed anche il regolamento sui contributi verrà revisionato. La Regione deve immediatamente ritirare la delibera 19/2 dello scorso 8 aprile che affida l’Ex Manifattura Tabacchi a Sardegna Ricerche e il Comune di Cagliari deve predisporre un piano che restituisca in tempi rapidi parte significativa dello spazio cittadino alle associazioni culturali e di spettacolo.

Sugli spettacoli supereremo l’Arena grandi eventi, regolamenteremo in modo diverso i piccoli spettacoli, e condurremo un’azione politica nei confronti della Fiera, per poterla riutilizzare.

L’Anfiteatro deve tornare a vivere, con visite guidate ed attività di spettacolo adatte alla struttura.

Tuvixeddu e Sant’Avendrace devono diventare uno dei “centri storici” della città, visto che la città nasce proprio dalle rive della laguna. Rendendo fruibili le specificità archeologiche, paesaggistiche e culturali di Sant’Avendrace riusciremo a riqualificare un’area ed allargare l’offerta turistica. Il sito archeologico di Tuvixeddu deve essere fruibile, insieme alla galleria di Sant’Arennera, valorizzando al contempo tutte le tombe monumentali presenti presso l’ex villino Serra.

Per Cagliari Città Capitale la lingua sarda è una infrastruttura primaria, che diverrà trasversale ad ogni politica settoriale attuata.

Teatro Lirico

Il Teatro Lirico è la più grande istituzione culturale sarda. Per poter parlare di cultura come motore di sviluppo ed occasione per creare posti di lavoro è necessario che la Fondazione Teatro Lirico venga visto come eccellenza da valorizzare e non come peso da sopportare, come sino ad oggi è stato.

È’ importante definire l’entità dei finanziamenti pubblici, così da consentire una migliore programmazione, che incrementi il numero di titoli d’opera e di balletto facendo anche ricorso a coproduzioni con altri teatri. Operazioni che consentirebbero di non fare aumentare i costi, di incrementare i ricavi e di limitare il ricorso al credito bancario che fa lievitare gli oneri finanziari sul bilancio. Si potrebbero affiancare alla tradizionale stagione lirico sinfonica altre piccole stagioni nei teatri di altre città, oltre che lavorare su una proiezione internazionale. Tutto questo senza distogliere l’attenzione dai fruitori futuri, cioè i giovani, ed è per questo che andrebbe incrementata l’educazione musicale nelle scuole.

Energia – il Piano di Azione Climatica (Climate Action Plan)

Il Piano di azione climatica di Cagliari Città Capitale è un piano interdisciplinare che interviene in tre settori: consumo di energia, produzione di energia e mobilità sostenibile. Cagliari deve diventare la prima prima città a emissioni di anidride carbonica neutre al mondo. Occorre una stretta cooperazione tra autorità pubbliche, imprese, università, associazioni e cittadini. Creeremo migliaia di posti di lavoro e milioni di euro di risparmi, ponendo la capitale in transizione energetica, realizzando un nuovo modello di sviluppo.

Ambiente

Cagliari è città di mare e lagunare, di zone umide e colli, di aree archeologiche e parchi naturali. L’ambiente e i percorsi ambientalistici rappresentano una delle risorse più importanti della città sulle quali l’amministrazione comunale deve impegnarsi, onorando finalmente gli impegni che tutti coloro che si sono candidati hanno preso senza mantenerli.

Il piano di gestione del Parco di Molentargius deve essere approvato entro sei mesi, ed è possibile anche rilanciare, dal punto di vista ambientale e produttivo, la laguna di Santa Gilla, con pochi e semplici interventi. Dalla riproposizione dell’arsella verace sarda (arsella nera), al museo della Laguna, dalla promozione della vendita diretta e dell’ittiturismo alla risoluzione dei contenziosi tra pubbliche amministrazioni dell’area, sino a rinnovare l’interesse per il sito di “Cuccuru Ibba”.

Approveremo, entro un anno, un piano sull’amianto e, nei primi sei mesi, daremo il via a dei piani di risanamento acustico.

Entro sei mesi approveremo il regolamento orti urbani, già presentato da Cagliari Città Capitale nella consiliatura appena conclusa. Insieme agli orti urbani partiremo con un progetto organico sull’agricoltura sociale.

Raccolta dei rifiuti

Il ciclo dei rifiuti è il settore nel quale in cinque anni non si è registrato alcun progresso, bensì qualche regresso. Cagliari paga la tassa sui rifiuti (TARI) più alta d’Italia. Il servizio non è all’altezza. Cagliari Città Capitale ha un’idea completamente opposta all’attuale:

  • abbassamento della TARI mediante la strategia “rifiuti zero”;
  • come tutti i capoluoghi di regione, affidare ad una municipalizzata il servizio di raccolta e spazzamento: si risparmia;
  • basta bruciatori, basta discariche;
  • creazione di ricchezza e posti di lavoro dalla filiera del riciclo e riutilizzo;
  • migliorare il decoro urbano.

 

Sport

Lo sport è una leva di integrazione sociale e culturale della politica comunale, ma anche di promozione turistica. I grandi spazi all’aperto della città sono stati fino ad oggi una grande occasione mancata da parte dell’amministrazione comunale uscente, nonostante l’iperattività dei sei mesi antecedenti le elezioni. Anche le amministrazioni precedenti non hanno curato lo sport.

La gestione degli impianti comunali è stata fino ad oggi frutto dell’improvvisazione. E’ mancata una qualsiasi programmazione ed una visione complessiva dell’impostazione che la pratica sportiva può rivestire nella nostra città. E’ mancata perfino una capacità di ascolto degli sportivi e delle società, che hanno ripetutamente evidenziato i problemi esistenti, ma le cui segnalazioni sono state completamente ignorate.

La situazione attuale degli impianti è complessivamente peggiorata rispetto a cinque anni fa. La palestra Coni A di via Pessagno è chiusa da circa due anni. Sono stati fatti dei lavori di demolizione che hanno reso l’impianto inagibile. Attualmente si spera soltanto che il primo lotto di lavori venga terminato, con il semplice ripristino delle demolizioni effettuate per evitare che salti anche la prossima stagione sportiva.

La palestra di via Monte Acuto è rimasta chiusa per 18 mesi con gravi disagi per le società sportive di is Mirrionis. A lavori conclusi, per una spesa di circa 150.000 euro, si è verificato che sono stati rifatti soltanto gli impianti igienico sanitari.

In nessuno degli impianti comunali si si è provveduto a lavori di adeguamento degli impianti elettrici per consentire un risparmio energetico, nonostante questo tipo di interventi sia finanziato anche dalle varie federazioni sportive.

Tutte le spese sostenute, in parte inutili o poco utili, sono state finanziate dividendo in molti lotti lo stanziamento ottenuto a suo tempo dalla giunta Floris destinato alla realizzazione di un nuovo Palasport.

Stendiamo un velo pietoso sugli altri impianti comunali, come la piscina di via Abruzzi. In questo quadro si va blaterando di Cagliari candidata città europea dello sport nel 2017!

 

Città metropolitana e Municipalità di Pirri

La comunità pirrese, comune autonomo sino al 1927, rappresenta nell’ambito dell’area urbana una realtà molto più dinamica, connotata anche da un forte senso di identità, rispetto ai quartieri di Cagliari. Il dinamismo di Pirri si evidenzia con il fatto che, in contro tendenza ai quartieri di Cagliari, i residenti aumentano e si trovano appartamenti, in vendita o in affitto, a prezzi più abbordabili rispetto al centro cittadino.

La municipalità ha, quindi, solide ragioni, e deve essere promossa e sostenuta concretamente con molta più convinzione anche dall’amministrazione comunale di Cagliari.

Pirri deve assumere una funzione strategica nella appena costituita città metropolitana, al centro della quale è ubicata, anche in considerazione del fatto che Pirri è, per numero di abitanti, il sesto centro abitato della Sardegna.

Cagliari Città Capitale propone, pertanto, che in sede di approvazione dello statuto della nuova città metropolitana si deliberi che il presidente della Municipalità entri a pieno titolo a far parte della Conferenza dei Sindaci dell’Area metropolitana.

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